Iniziare a pensarsi in evoluzione

Il manager contemporaneo vive una pressione trasformativa che nessuna generazione precedente ha mai sperimentato: il contesto tecnologico impatta sul contesto culturale, ed entrambi mutano con una velocità che supera la capacità di adattamento individuale, la complessità cresce in modo esponenziale (la cara, vecchia Legge di Moore rimane ancora un Moloch ingombrante) mentre le strutture mentali, con cui interpretiamo il mondo restano ancorate a logiche lineari, e la quantità di informazioni da elaborare eccede di gran lunga ciò che un singolo essere umano può processare senza supporto.

È come se l’Homo Sapiens manageriale fosse stato improvvisamente catapultato in un ambiente cognitivo più vasto, più rapido, più imprevedibile di quanto la sua mente sia stata progettata per gestire. E in questo scenario, l’AI Generativa, continua a dare input per disegnare uno spazio di trasformazione del nostro cervello e del nostro modus operandi.

Abbiamo già conosciuto manager che, come plastica dimostrazione simbolica (ma forse anche operativa) iniziano la giornata aprendo il proprio client di posta e subito dopo Copilot. L’uso di Copilot come secondo tool di lavoro (per alcuni il primo?) dice subito dell’impostazione cambiata grazie alla quale si usa l’AI come strumento imprescindibile di lavoro.

Ovviamente il tema riguarda il tipo di uso che se ne fa ma possiamo dire che i manager che integrano l’AI nel proprio modo di pensare sviluppano una forma di intelligenza aumentata che consente loro di leggere la complessità con maggiore profondità, di anticipare i cambiamenti (e non di inseguirli), di prendere decisioni più rapide e più informate, di ampliare il proprio raggio d’azione cognitivo oltre i limiti biologici della memoria e dell’attenzione.
Chi invece rimane ancorato a un mindset pregenerativo, basato sull’idea che il pensiero sia un atto solitario, che la competenza sia un patrimonio statico e che la leadership consista nel possedere risposte più che nel saper formulare domande, rischia di diventare rapidamente l’ultimo giapponese che pensa ci sia ancora la guerra.

Il manager potenziato possiamo dire che “usa” la tecnologia e che si evolve attraverso di essa: un Homo Sapiens che entra in una nuova fase evolutiva, l’Homo Augmentatus, capace di dialogare con sistemi generativi come si dialoga con un collega, di ampliare la propria capacità cognitiva attraverso il confronto con una mente collettiva costruita su milioni di contributi umani, di trasformare l’AI in un alleato strategico che estende il raggio d’azione del pensiero e della decisione.

Questa trasformazione non riguarda in primo luogo le competenze tecniche, ma il mindset: la disponibilità a ripensare il proprio ruolo, a riconoscere che la leadership non è più solo guida delle persone ma orchestrazione di diverse forme di intelligenza, a comprendere che il valore non nasce più dalla quantità di informazioni possedute, ma dalla qualità delle interrogazioni che si è in grado di porre a un sistema generativo.

Previous Post Previous Post
Newer Post Newer Post